"Emoji - Accendi le emozioni" (2017)

 

Una scena del film "Emoji - Accendi le emozioni"


Lo smartphone, la comunicazione sempre più rapida, i messaggini, gli emoji. Le faccine, dicono gli psicologi, creano empatia. E quindi è bene usarli nelle chat con gli amici. 

Sempre più amati, gli emoji, sono protagonisti del coloratissimo "Emoji - Accendi le emozioni" (2017) di Tony Leondis. Un film, a mio avviso, ingiustamente sottovalutato. Confesso: lo trovo simpatico e ricco di humor; esplora un mondo in cui siamo immersi totalmente: oggi c'è una app per tutto...

Dove vivono gli emoji? Come passano il tempo? Cosa fanno nell'attesa d'esser scelti? La risposta la troviamo in questa divertente storia ambientata nella città di Messaggiopoli. Il protagonista è Gene (una faccina ribelle) che non vuole essere ingabbiato nell'espressione mesta che gli è stata assegnata. Messaggiopoli è un posto variopinto, un mondo parallelo, situato nei meandri più segreti del cellulare. In questo caso il telefonino è quello di un ragazzino di nome Alex che a causa del comportamento bizzarro degli emoji viene frainteso quando invia. A capo di Messaggiopoli c'è un'esilarante smile, perfida come pochi, che ride e ride anche se ordina cose terribili come, per esempio, eliminare Gene perché non fa il suo dovere. E allora Gene scapperà, correndo da una app all'altra (da Candy CrushSpotify) e lungo il cammino incontrerà due amici fedeli pronti ad aiutarlo. 

Momenti clou: quelli nel cestino, deposito d'immondizia, grande discarica digitale, dove precipiterà l'amico di Gene, e dovrà vedersela con vari mostri orribili. 

Un film che allontana lo stress. Un racconto spensierato che vuole suggerire anche qualcosa di profondo: mai rinunciare alla parte più vera di noi stessi. Battuta memorabile: a cosa serve essere il numero uno se non ci sono altri numeri? 

©micolgraziano
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