"La fossa dei serpenti" di Anatole Litvak (1948)

Olivia de Havilland in una scena de "La fossa dei serpenti"

Olivia de Havilland, l'indimenticabile Melania di "Via col Vento", è una vera leggenda di Hollywood, attrice drammatica raffinatissima, due volte premio Oscar; fu sorella e rivale di un'altra diva: Joan Fontaine ("Il sospetto", "Rebecca - La prima moglie"). 

Olivia è morta nel luglio 2020 alla veneranda età di 104 anni. "La fossa dei serpenti" (1948) è uno dei suoi film più celebri e, per questo ruolo complesso, si guadagnò una candidatura agli "Academy Award". Il personaggio che interpreta è Virginia, giovane donna che, dopo un crollo nervoso, perde la memoria e viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico, sottoposta a una terapia di bagni bollenti ed elettroshock. 

"La fossa dei serpenti" è un film denso, sconvolgente, visionario (nella celebre scena, capolavoro di regia, che evoca il titolo: la fossa dei serpenti, appunto). Diretto da Anatole Litvak ("Il terrore corre sul filo") è tratto dall'omonimo romanzo dell'americana Mary Jane Ward, in parte autobiografico, che racconta i mesi trascorsi nell'ospedale psichiatrico di Rockland. La scrittrice ebbe un esaurimento nervoso perché la sua attività letteraria non decollava e a ciò si aggiunsero problemi finanziari. 

Il maestro della letteratura horror Stephen King disse che da ragazzino vide "La fossa dei serpenti" in tv e ne rimase profondamente scosso; il film fu in seguito motivo d'ispirazione per le sue opere letterarie.  

La pellicola ha un forte legame col teatro, il cast è di primissimo livello: Leo Genn ("Quo Vadis") nei panni del Dottor Kik (ispirato a un vero medico, ovvero: Gerard Chrzanowski) e Mark Stevens nel ruolo del marito premuroso e paziente. L'interpretazione di Olivia de Havilland è memorabile, l'espressione dei suoi occhi resta scolpita nella mente. Era un'attrice fenomenale; amava ripetere che le piaceva impersonare le brave ragazze perché erano parti che richiedevano maggiore sforzo. 

Il film ha avuto un forte impatto sull'opinione pubblica ed è una fotografia precisa della società, e della scienza, di quel periodo.

©micolgraziano

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