"Illusioni perdute" di Xavier Giannoli - Potente storia dal capolavoro di Balzac

 

Xavier Giannoli

ILLUSIONI PERDUTE 
Sensuale e romantico

Storia di passioni incontenibili (e le scene d'intimità lo dimostrano). Di complotti; voltagabbana. Di corruzione. E pettegolezzi spacciati per oro colato. Di bugie ricamate ad arte per vendere giornali e compiacere chi sborsa di più. Il giovane Étienne Lousteau (Vincent Lacoste, molto bravo) lo dice chiaro e tondo: il suo scopo è arricchire chi finanzia la testata. Lousteau abbandona, come altri coetanei, l'idillio letterario per tuffarsi in un tritacarne di guadagni facili e moneta sonante (sull'unghia, ovviamente). Relazioni e potere. Freddo e calcolatore. E in questa tela mortifera cadrà anche il protagonista, il povero Lucien de Rubempré (un ottimo Benjamin Voisin). Lucien, anima candida, che dalla provincia, lui poeta d'amore (che traeva ispirazione passeggiando nella natura incontaminata), piomba in una Parigi che lo divora a morsi. 

 “Illusioni perdute”, uno dei capolavori della letteratura mondiale, autore Honoré de Balzac (1799 - 1850), si manifesta in tutta la sua potenza e freschezza (descrive l'animo umano in modo impeccabile, e ci consegna una lezione di vita tuttora valida) in questo adattamento del regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli che appunto sottolinea come epoche diverse trovino tra loro un legame, un'armonia.  

Xavier Giannoli
"Illusioni perdute" trama: il film approfondisce soprattutto la seconda parte dell'opera quella dedicata al ragazzo di campagna, Lucien che si trasferisce (insieme alla sua facoltosa e potente amante) nella feroce Parigi. Lui spera di far fortuna, d'inserirsi negli ambienti più inaccessibili della nobiltà. Di pubblicare il suo libretto di versi. E invece il castello di speranze si sgretola miseramente. I nobili non lo vogliono. Anzi, lo deridono. E lo scansano come la peste (significativa la sera in cui si reca all'opera con un'acconciatura di capelli che farà sorridere tutti i presenti). Termina anche la sua relazione con la baronessa Louise de Bargeton (Cécile de France) che gli aveva promesso applausi e allori. Lucien finisce così in mezzo a una strada, senza un soldo in tasca e nella crisi più nera si lascerà tentare dal trasformismo. "Illusioni perdute" ci parla di avidità e dei pessimi risvolti di una leggerezza malata. 

Balzac
Lucien, un tempo anima sensibile, per guadagnarsi il pane si converte alla logica del tutto e subito. Lui che viene dal basso, per far bella figura, si presenta col cognome della madre, donna di remota e nobile discendenza. Ma non servirà a nulla perché i titoli a lui non verranno mai riconosciuti, malgrado sforzi e compromessi. Lontano dalla sua adorata baronessa, Lucien capisce che se vuol galleggiare, se vuol mangiare soprattutto, deve seguire i consigli disincantati e velenosi del suo mentore Étienne. 
Lucien inizia a scrivere pezzi al vetriolo, inchinandosi al migliore offerente. Per creare relazioni ed entrare nelle stanze dove si prendono le decisioni. Tuttavia raggiunto l'olimpo, la realtà si mostrerà più cinica di quanto lui avrebbe voluto essere. Xavier Giannoli ha sempre amato questo libro di Balzac, fin da quando era uno studente di lettere alla Sorbona. Per la pellicola ha scelto una splendida compagnia di attori, tra cui Gérard DepardieuSpicca inoltre Xavier Dolan ("È solo la fine del mondo") nella parte di un letterato, rivale di Lucien. Per realizzare l'adattamento Giannoli si è fatto ispirare dalla musica, in particolare: Vivaldi ("L'inquietudine") e Bach (il concerto per quattro pianoforti e orchestra). "Illusioni perdute" è un lavoro valido, dall'impianto classico. Purtroppo si arriva un poco stanchi alla fine. Una durata minore avrebbe giovato di più al film che brilla in momenti di indiscutibile fascino.

©micolgraziano 

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