"Scompartimento n.6", recensione del film di Juho Kuosmanen

Scompartimento n.6

 "Scompartimento n.6", road movie artico

uno splendido film che scalda il cuore

"Scompartimento n.6": fin dai titoli di testa si capisce che resteremo incollati allo schermo. Diretto dal finlandese Juho Kuosmanen, il film, nel 2021, ha vinto a Cannes il Gran Premio della Giuria. La sceneggiatura è ispirata al romanzo omonimo della scrittrice Rosa Liksom (anche lei finlandese). 

Road movie artico lo ha definito il regista. Ma è anche una storia di sentimenti. Non una banale storia d'attrazione e di letto. C'è molto di più. Ovvero: un incontro di anime. La conoscenza profonda di se stessi. Conoscenza che si manifesta attraverso l'incontro con l'altro. Con chi magari, a prima vista, non sopportiamo perché ci ricorda ciò da cui stiamo scappando. Quella parte di noi che vorremmo morta per sempre. A Laura (la sorprendente Seidi Haarla) succede proprio questo.

Scompartimento n.6
Laura studia archeologia. Ha una relazione con la professoressa dell'università. Laura è completamente persa per questa donna di nome Irina. L'ammira. Le piace lo stile di vita di questa intellettuale che abita in un bell'appartamento (emozionante la scena in cui Laura lo descrive con nostalgia) e ha sempre casa piena di persone: chiacchiere, musica, indovinelli da salotti chic (giochi del tipo: 'chi ha detto questa frase?') Ma Laura, lo vediamo bene nella sequenza iniziale, sembra un pesce fuor d'acqua in quell'ambiente snob fatto di persone (compresa la sua partner) che la considerano una giovane goffa e sempliciotta.

Scompartimento n.6
Accade che Laura parte, per un lungo viaggio (giorni e giorni in treno) per andare tra i ghiacci di Murmansk, a vedere i petroglifi, graffiti che risalgono al secondo millennio avanti Cristo. Avrebbe dovuto andarci con Irina ma la donna la liquida all'ultimo minuto. Così Laura parte da sola. Il viaggio è permeato di malinconia e per un attimo Laura è tentata di tornare indietro. Ma la presenza nella scompartimento di un rozzo minatore la porterà a compiere un altro viaggio, in parallelo: un cammino interiore. La convivenza tra i due passeggeri è, sulle prime, impossibile per i modi gretti dell'uomo, Ljoha 
(un perfetto Yuriy Borisov). Ljoha che però, al di là dell'aria brutale, è capace di disarmante generosità. Ljoha (come Laura) è un'anima in pena. In cerca d'amore nel senso più puro del termine.

"Scompartimento n.6" è un film nostalgico. Un racconto che ci trascina via dal caos e dalla spietatezza di un presente frenetico. Ambientato negli anni Novanta, abbonda di mitici oggetti del passato: telefoni a gettoni, apparecchi fissi, nastri (da riavvolgere con la matita), videocamere, walkman, cuffiette, robuste automobili. E poi il treno, con le cuccette, i vagoni letto. Il treno acquista dignità di personaggio. La maggior parte dell'azione si svolge nello spazio angusto del convoglio. Per poi aprirsi al di fuori, tra lo splendore della neve e le acque gelide del nord. Quando Laura, forse, si domanderà, se vedere le incisioni sulla pietra è proprio quel che desiderava oppure era solo una finzione, una passione passeggera, frutto di una proiezione. Chi è realmente Laura? Probabilmente una donna che vuole lasciarsi sorprendere dalla vita. Dal destino. Juho Kuosmanen prende per mano lo spettatore e lo conduce nel misterioso mondo dei sentimenti.

©micolgraziano 

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