"Gli amori di Suzanna Andler", (2021) recensione del film di Benoît Jacquot

 



Il film tratto dalla pièce di Marguerite Duras 

“Gli amori di Suzanna Andler”: può stordire un film come questo. Può, anche, infastidire gli spettatori che non sopportano un certo tipo di cinema: il cinema che vive di "parola". Affine al teatro. Un cinema la cui anima è un fluire denso di dialoghi, alternati a profondi silenzi, mentre la macchina da presa danza lentamente attorno agli attori, lambendone i volti, cercando, attraverso qualche impercettibile espressione (uno sguardo, le labbra messe così o così), di scorgere un'altra verità, di mostrare il non-detto dei personaggi. Personaggi, ovviamente, sempre tormentati, anti-eroi prigionieri d'un inafferrabile, inguaribile, malessere. 

Gli amori di Suzanne Andler
La regia de "Gli amori di Suzanna Andler" è di Benoît Jacquot ("Tre cuori", "Eva") che conobbe personalmente Marguerite Duras e con lei lavorò agli inizi della carriera. L'attrice protagonista de “Gli amori di Suzanna Andler” è Charlotte Gainsbourg, perfetta nel complesso e drammatico ruolo dell'inquieta e ombrosa Suzanna. Suzanna è una donna dell’alta borghesia di Parigi sposata con un miliardario dongiovanni.

Gli amori di Suzanna Andler
La storia è ambientata sul finire degli anni Sessanta ma il testo, introspettivo, può adattarsi a qualsiasi periodo storico. Perché il nocciolo sono i sentimenti, la ricerca (impossibile) di qualche spicchio di felicità. Suzanna è imbrigliata in un matrimonio di convenienza. Suzanna è reticente e non esita a mentire. Suo marito è facoltoso, affascinante (non è mai in scena, ne sentiamo solo la  voce) la tradisce senza troppi scrupoli. Anche Suzanna comunque fa la sua parte. Ha un giovane amante, un giornalista piacente e squattrinato. Lei lo definisce crudele. Confessa di non amarlo. La macchina da presa gira attorno a Suzanna, e alla sala di una villa lussuosa sulla Costa Azzurra.


Gli amori di Suzanne Andler
La casa (anch'essa personaggio e presenza) ha una splendida terrazza sul mare. Però all'interno è grigia (non c'è neanche la corrente elettrica), una casa scura come l’umore di Suzanna che sorride di rado e pensa al suicidio. La messinscena del film è radicale. Charlotte Gainsbourg/Suzanna accende e spegne sigarette, indossa una pelliccia, un vestitino che le lascia le gambe nude, ai piedi stivali. Suzanna e il suo amante (interpretato da Niels Schneider), conversano, conversano, sempre sul punto di consumare il desiderio senza riuscirci. Scorre una sensualità sottesa. Cosa trattiene i due amanti? Una tristezza intrinseca. Visioni oniriche. Paure. Suzanna ammette: resta col marito perché è ricco e per lei il denaro conta. Suzanna e il suo amante discorrono, fumano, si baciano. Ma il loro essere è divorato dalla cupezza. 

©micolgraziano

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