"Persona" di Ingmar Bergman (1966) - Il film amato da Susan Sontag

 

Bibi Andersson e Liv Ullmann in "Persona"


"Persona" è tra i capolavori della storia del cinema e la pellicola più d'avanguardia del regista. La scrittrice e filosofa americana Susan Sontag lo considerava uno dei film migliori in assoluto. Ma è anche tra i preferiti del cineasta russo Andrej Tarkovskij. "Persona" è stato fonte d'ispirazione per autori come David Lynch e Woody AllenBergman scrisse la sceneggiatura durante un ricovero in ospedale: s'ispirò alla profonda amicizia che avevano le protagoniste, Liv Ullmann e Bibi Andersson, che fisicamente si somigliavano anche. 

Visioni oniriche. Una trama scarna intricata al contempo. Elisabet Vogler (Liv Ullmann) mentre è in scena a recitare l'Elettra di colpo ammutolisce: è presa da una gran voglia di ridere. Così Elisabet si trincera dietro il silenzio. Forse perché ogni parola è menzogna. Ma il "verbo" è anche calore. Elisabet è quindi gelida; volto dolce, sguardo severo, sconcertante: in lei alberga un che di inquietante. Se ne prende cura Alma, infermiera chiamata a sciogliere i nodi di Elisabet, tormentata, impenetrabile. Alma (una fantastica Bibi Andersson) porta Elisabet in una villa isolata affacciata sul mare. Trascorrono giorni insieme, in un'intima quotidianità: letture, passeggiate, chiacchiere nottetempo. Alma apre la sua anima (anima è proprio il significato di Alma). Racconta all'amica/paziente segreti nascosti; ciò che non ha mai rivelato: tradimenti, amori folli e carnali. Elisabet è uno specchio: il suo specchio. Elisabet, silente, sibillina. Alma se ne sente attratta, in lei si amalgama. Alma discorre, ragiona. Monologhi densi, come in teatro (l'impianto del film è teatrale, August Strindberg fonte d'ispirazione) in un gioco delle parti in cui l'attrice (Elisabet) è spettatrice e ascolta e annota (Elisabet riporta le cose di Alma in una lettera indirizzata a una terza persona, spezzando la fiducia). Elisabet appare indifferente ma non lo è. Ascoltando Alma a lei si sovrappone e le due convergono: una sola persona e un'unica immagine; plasticamente. Si consumano e si azzannano, il sangue scorre dal naso e da un braccio. Gli eventi procedono ambigui e il fascino è lo stesso d'un thriller o d'un giallo in cui si attende che la verità venga a galla. 

©micolgraziano

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