"Stringimi forte", recensione del film di Mathieu Amalric

 

Vicky Krieps

"Stringimi forte", dell'attore e regista francese Mathieu Amalric: ci sono film che vogliono emozionare, ad ogni costo, per poi ottenere un effetto tiepido. Complessi, macchinosi; troppo studiati a tavolino, troppo misurati, per arrivare al cuore. La lussemburghese Vicky Krieps ("Il filo nascosto") è bravissima (divora lo schermo) ma la storia (che, sulla carta, avrebbe una straordinaria, lacerante, potenza) stenta a decollare, incastrata in continui flashback, miti corse avanti e indietro, scatti poco efficaci che alla lunga appaiono esercizio di stile; le situazioni restano abbozzate. Della trama non si può svelare nulla perché un colpo di scena ribalta ogni cosa nel finale, sebbene piccoli indizi disseminati qui e lì facciano intuire (in anticipo) quel che accadrà. 
 
Vicky Krieps
Vicky Krieps interpreta Clarisse, una donna in fuga, viene definita. Che una mattina prende le sue cose e se ne va, mentre il marito e i figli dormono ancora. Scompare a bordo di una grande vecchia auto anni Settanta perché, dice, ha voglia di vedere il mare. Viaggiare. Prendersi del tempo. Per sé. E, per viaggiare, spiega, occorre tempo. La fuga di Clarisse è un percorso della mente. Simile, per chi ama la letteratura, ai labirinti interiori creati dalla penna di Virginia Woolf; flusso di coscienza che trascina altrove. Dove? In luoghi sconosciuti, inafferrabili. Colloqui dell'anima. Solitudini. 

Arieh Worthalter
"Stringimi forte" non raggiunge quel sublime che ci si aspetterebbe (e che era nelle intenzioni), colpa forse anche di una mancanza di pathos sia nella scrittura sia nella recitazione che, invece, in quei rari momenti in cui si fa eccessiva e violenta (carica di sofferenza senza limite) centra l'obiettivo (emblematica la scena del bambino che urla contro il padre). Ad ogni modo, non mancano momenti di ottimo cinema: Clarisse che comunica a distanza col marito (mentre lui dipinge tatuaggi sulla pelle), rintracciandolo in quelle zone dello spirito al di fuori del tempo e dello spazio. Memorabili inoltre alcune battute: Clarisse che, dispiaciuta per non aver ricevuto un complimento da un uomo, protesta piccata: "e io che sono? un pomodoro farcito?". Da segnalare Arieh Worthalter ("Doppio sospetto") spettacolare in una sequenza mentre, in bagno, parla davanti allo specchio."Stringimi forte" è stato presentato al Festival di Cannes 2021, nella sezione "Première". 

©micolgraziano
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