"Leonora Addio" di Paolo Taviani - Storia delle ceneri di Pirandello

Leonora Addio

“Leonora Addio” di Paolo Tavianii fratelli Taviani, Paolo e Vittorio (1929 - 2018) nel 1984 girarono “Kaos”, tratto da "Novelle per un anno" di Luigi Pirandello. Il film era un tributo al grande autore siciliano, premio Nobel della letteratura. All’epoca, inoltre, i Taviani avrebbero voluto realizzare un film che raccontasse la grottesca avventura delle ceneri di Pirandello, il lungo viaggio attraverso l’Italia, da Roma ad Agrigento; solo nel 1962 fu pronto il monumento per accogliere l'urna con le ceneri. 

Ma quest'opera i Taviani non la tradussero in realtà perché i soldi non c’erano, ai tempi, e così il progetto venne accantonato. Recentemente, Paolo, dopo la morte di Vittorio, trovando nei cassetti alcune interviste dell’epoca decide di girare, finalmente, questo film: per omaggiare Pirandello, intellettuale a lui caro; e come segno d’amore per il fratello Vittorio a cui "Leonora Addio" è dedicato. 

Leonora Addio
"Leonora addio", sebbene parli della morte, palpita di vita, coraggioso (più moderno di tanti altri che vorrebbero nelle intenzioni essere tali), fuori da ogni schema, in bilico tra cronaca e poesia. La fotografia in bianco e nero, che accompagna buona parte della narrazione, ci riconduce al cinema del dopoguerra, periodo in cui “Leonora Addio” è ambientato. Vediamo i treni merci, ricordi d'infanzia di Paolo Taviani, convogli che trasportavano persone ammassate, viaggiatori che aspiravano con voluttà sigarette americane. In uno di quei vagoni affollatissimi e scomodi c’è anche l'uomo incaricato (interpretato da un ottimo Fabrizio Ferracane) di portare le ceneri del Maestro a destinazione, ceneri messe in una poderosa cassa di legno

Viaggio in treno perché nessuno volle trasportarlo in aereo, per paura che non portasse bene "volare con il morto" come mostra una scena paradossale e parecchio efficace. All’interno del treno a un certo punto la cassa viene rubata da alcuni signori, giocatori incalliti, che la usano per giocare a tressette, è una sequenza di energica teatralità. Il teatro, amore di Pirandello, è presente in  "Leonora Addio"  e il rosone, inquadrato nell'incipit e prima dei titoli di coda, sta a dimostrarlo, idem gli applausi finali. Il teatro, essenza della vita di  Pirandello, la cui vicenda delle ceneri sembra proprio scaturita dalla sua penna. 

Leonora Addio
In chiusura, nell'ultima mezz'ora, Taviani mette in scena  “Il chiodo” , sequenze girate a colori, la cui sceneggiatura è un libero adattamento della novella che Luigi Pirandello scrisse pochi giorni prima di morire e che è ispirata a un fatto di cronaca avvenuto a New York: un ragazzino italiano uccide una bambina con un chiodo trovato per terra. È un momento potente di cinema d'autore, dove i silenzi e le urla selvagge restano addosso, sulla pelle e nella mente. 

Bambine inferocite che litigano senza un motivo e la follia omicida di un fanciulletto all'apparenza innocuo che se ne sta a guardare e di colpo s'avventa su una di loro ferendola a morte. Episodio assurdo come la spiegazione dell'autore dell'omicidio, che ripete: il chiodo era lì "apposta" per farlo uscire fuori di senno. Un fatto sconvolgente e tragico tradotto da Taviani in immagini ipnotiche. Alla veneranda età di novantuno anni, Paolo Taviani sceglie un cinema libero e memorabile. La prima sequenza lascia a bocca aperta e conduce lo spettatore (metaforicamente) tra le nuvole, quelle nuvole che Pirandello affermava sono vicine a chi si nutre di libri. 

Un’ultima notazione sul titolo: "Leonora Addio" si riferisce a una novella di Pirandello di cui però non v’è traccia nel film. "Leonora Addio" tocca temi drammatici ma sa essere anche ironico e surreale.

©micolgraziano

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