"Ariaferma" di Leonardo Di Costanzo, con Toni Servillo e Silvio Orlando


Silvio Orlando Toni Servillo

"Ariaferma": uno spazio remoto, sperduto. Un tempo immobile. Un vecchio carcere, maestoso e diroccato. Gaetano (Toni Servillo), secondino. Carmine, criminale. Carmine è descritto dagli agenti come un tipo terribile e pericoloso. Nei panni di Carmine c'è Silvio Orlando, attore sensibile che dà sempre profonda umanità ai personaggi. 

Leonardo Di Costanzo, il regista, con questo film vuole raccontare, spiega, "l'assurdità del carcere". Quel senso di spaesamento che lui stesso ha provato, durante mesi di ricerche, quando visitava le carceri e parlava con detenuti e guardie. Si creava per alcuni istanti una certa convivialità, tra le varie parti poi, di colpo, terminato il tempo, ognuno tornava ai ruoli di sempre, chi dietro le sbarre e chi fuori, distanti eppure vicini in qualche modo. A respirare la stessa aria. 

L'aria è ferma perché nulla si muove. Una situazione beckettiana, in cui ciascuno attende un cambiamento che, s'intuisce, non arriverà mai. La gigantesca prigione (dai tratti horror in alcune scene) sta per essere smantellata, tutti dovranno traslocare. Trasferiti. Dove? Non è dato sapere. Quando? Misteriosa la data.  

Ariaferma
Sono rimasti in pochi. Una manciata di guardie che, nella straordinarietà della situazione, sono costrette a tamponare qui e là le magagne. A evitare che la nave affondi. La direttrice della struttura è andata via. In trincea sono rimasti "i piccoli", a combattere una guerra in cui il nemico ha spesso gli occhi dell'alleato. 

Le cucine del carcere sono chiuse, i pasti (pessimi, a detta dei detenuti) arrivano già cotti, belli e pronti. La luce salta e si resta al buio. Un clima anomalo, d'eccezione. La rigidità appare anacronistica e non basta a gestire un'umanità disperata che magari nottetempo è pronta a farla finita con un pezzo di vetro trovato per terra. Si rompono gli schemi, si spezzano i giochi delle parti. Un conflitto che sa di tragedia e favola utopistica. 

Toni Servillo
Avrà la meglio la legge dell'amore, in più di un frangente, ma sempre con cautela, timore, mantenendo lo sguardo obliquo (Servillo è perfetto nella parte), guardandosi bene le spalle. Per non oltrepassare troppo una linea ben marcata. E allora il capo della rivolta dei detenuti, il temibile Carmine, avrà il permesso, dal capo dei secondini, Gaetano, diviso tra le ragioni del cuore e quelle che il suo ruolo gli impone: Carmine, cuoco improvvisato, sì, potrà preparare i pasti per tutti gli uomini, quelli in divisa e gli altri. Ecco allora che tra i due schieramenti contrapposti si creerà una vaga intimità, una timida fratellanza che culminerà in una cena al buio (la sequenza migliore del film), tutti insieme, una sera in cui verrà a mancare la corrente. Significativo: solo l'oscurità garantirà l'avvicinamento. Nelle ombre risiede l'ignoto e dunque la sospensione del giudizio. 

"Ariaferma" è un film che sicuramente merita di essere visto. Piacerà di più a chi ama il cinema dal tocco documentaristico, carico di silenzi e d'immagini di vivo realismo che possono risultare disturbanti.

©micolgraziano

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