"Red", la bambina che diventa un panda rosso - Disponibile su Disney+

 

Red

“Red”: per la prima volta a dirigere un lungometraggio Pixar è una donna. Lei si chiama Domee Shi (autrice e regista), canadese di origini cinesi. Nel 2019 si è aggiudicata l’Oscar per “Bao”, cortometraggio animato. "Bao" parla di una donna che diventa madre di un panino antropomorfo e, a un certo punto, per tenerlo legato a sé, questo figlio particolarissimo, lo ingoia. Una storia fortemente simbolica. Come ricca di metafore è la vicenda narrata in “Red”. Anche stavolta la Pixar sceglie la strada di un vivo realismo per rappresentare ambienti e persone, per quanto riguarda il disegno. Fiabesco invece è il contenuto. Lo spazio in cui si svolge l’azione è il Canada, la città di Toronto. 

Al centro dei fatti una tredicenne di nome Mei, di origini cinesi. Ragazzina modello. Con una madre autoritaria (figlia a sua volta di una madre severa) che la vorrebbe perfetta. E che spesso la fa vergognare perché la umilia davanti agli altri bambini. Mei va pazza per un gruppo musicale, i tipici cantanti che piacciono a una certa età. Mei condivide questa passione con le amichette del cuore. La madre, però, non approva. Vorrebbe una figlia diversa. A propria immagine e somiglianza. Mei è diligente, aiuta nelle faccende di casa e insieme alla mamma si prende cura del sacro tempio di famiglia. 

Red
Accade che un giorno Mei si sveglia, mirabile a dirsi!, trasformata in un gigante panda rosso. Mei è una sorta di Gregor Samsa di kafkiana memoria. Il mutamento, che la fa precipitare nel terrore, è frutto delle emozioni forti che racchiude dentro di sé. Delle frustrazioni che la divorano. Frustrazioni dovute al comportamento di una madre invadente. La donna arriva a sbirciare nel diario segreto della figlia. Mei vorrebbe sprofondare dalla vergogna. Scomparire per sempre (è uno dei momenti più divertenti del film). 

Red, film Pixar
Dopo sogni notturni agitati, simile a Samsa, Mei si ritrova al mattino mutata in un’immane palla di pelo rosso (molto riuscita la scena di Mei/orso rinchiusa in bagno, e viene in mente "Paddington"). Sulle prime, Mei inorridisce. Ma a poco a poco impara a convivere col mostro perché il mostro la rende unica e singolare. Anche le sue amiche iniziano ad accettarla. Girano coloratissimi videoclip, inventano allegre coreografie. Danzano e si scatenano. Il panda rosso viene applaudito alla stregua di una star, in quanto eccezionale e sorprendente. Mei, bambina dai superpoteri: se nutre sentimenti di rabbia, oplà!, ecco spuntare l'orso rosso. Simpatico e spaventoso. I coetanei la invidiano. 

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Grazie agli show dell'orso, Mei rastrella un bel gruzzoletto per recarsi, insieme alle compagne, al concerto dei suoi cantanti preferiti. Tutto ciò però all’insaputa della madre di Mei. La madre vorrebbe tenerla chiusa tra quattro mura, in isolamento. Per poi risolvere la "questione-orso" (ovvero cacciarlo dal corpo della bimba) attraverso un complesso e antichissimo rito religioso. 

Morale della favola: cosa sta a significare quest'enorme bestia, il panda colorato, che esplode con tanto fragore? Il lato nascosto, ribelle, oscuro. Il caos che nasce dentro a una certa età, durante il passaggio dall’infanzia all’età adulta. L’animale, misterioso e ingombrante. Ma anche quelle stranezze o quei difetti che dobbiamo imparare ad accettare per essere noi stessi. Peculiarità che ci plasmano. E bisogna imparare ad amarle. Perché la diversità è un dono. 

©micolgraziano 

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