"Storia di mia moglie" di Ildikó Enyedi - Dal romanzo di Milán Füst

 

Storia di mia moglie

"Storia di mia moglie"

Uno splendido film

“Storia di mia moglie”, seducente e ipnotico. Film, presentato a Cannes 2021, e tratto dall’omonimo romanzo capolavoro dello scrittore ungherese Milán Füst (1888 - 1967).  
Füst venne candidato al Nobel per la letteratura nel 1965. Il libro in Italia è attualmente pubblicato da Adelphi. Ungherese è anche la regista, l’acclamata Ildikó Enyedi, vincitrice dell’Orso d’oro a Berlino, nel 2017 per “Corpo e anima”.

Storia di mia moglie
"Storia di mia moglie": una durata corposa, quasi tre ore, e una trama intrigante, ammantata di mistero. Personaggi che restano attaccati alla pelle. A lungo nella memoria dello spettatore, finita la visione. Ad annodare i fili sono le passioni celate, le parole trattenute in gola. I sentimenti che covano nell'angolo più remoto del cuore. Il non detto che ferisce e annienta. E che spinge, al crepuscolo, un uomo a tuffarsi nel gelo di un fiume e nuotare, nuotare giù. A picco. Il silenzio sorride, dice qualcuno. Ma non certo i silenzi scanditi dal rancore. 


Storia di mia  moglie
"Storia di mia moglie" ci presenta due anime che si attraggono e al contempo si danno battaglia. Insofferenti. Ci parla di slanci logoranti che trascinano in un vortice di follia. Gelosia urticante alimentata da pensieri che diventano chiodi. Fuochi violenti che spingono giù negli abissi. Allo stesso modo delle onde del mare. Che trascinano e, talvolta, conducono alla morte. 

"Storia di mia moglie" ci parla di silenzi che pugnalano e tracciano linee parallele tra due persone, un marito e una moglie, che promettono di amarsi e rispettarsi, il giorno del matrimonio, ma via via, realizzano di non combaciare in nessun modo. 

"STORIA DI MIA MOGLIE" TRAMA
Tutto ha inizio, per gioco. Sono gli anni Venti del secolo scorso. Il vigoroso capitano di mare Jakob (un fantastico Gijs Naber), uomo tutto d’un pezzo, mentre chiacchiera con un amico (interpretato da Sergio Rubini) in un elegante caffè, promette di sposare la prima donna che varcherà la soglia. E così il buon Jakob, alto spalle larghe occhi azzurri, diventa in quattro e quattr'otto, il compagno di vita di Lizzy (Léa Seydoux, in un ruolo certo non facile perché sfumato e criptico), enigmatica donna francese dal passato oscuro. Di lei non si sa nulla. È sicuramente dedita al piacere. Seduttrice e scaltra. Giocatrice di poker brava da stendere il capace Jacob, in una partita che ha luogo la prima notte di nozze.

Jacob e Lizzy sono simili nell'aspetto. Formano una coppia all'apparenza luminosa, danzano egregiamente, si desiderano. Ma una solida relazione, un elegante appartamento a Parigi, a Lizzy non bastano. Lei adora perdersi nell'ebbrezza dell'incerto. Si sente viva quando domina il gioco, quando rovescia i tavoli, quando attira l'attenzione. Jacob non può sopportarlo. E l'antitesi li condurrà in un precipizio dal quale ne usciranno completamente trasformati. 

Ildikó Enyedi ci conduce in un universo affascinante, grazie a un cast straordinario, una fotografia impeccabile e una messa in scena entusiasmante. Si respira grande cinema. La scrittura è quella della migliore letteratura europea del Novecento. Si tratta di un ottimo film, trascinante fin dai primi fotogrammi in cui è il mare a dominare tutto. 

©micolgraziano

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