"Ritratto della giovane in fiamme ": passione segreta nella Francia del '700


Noémie Merlant e Adèle Haenel in una scena del film "Ritratto della giovane in fiamme"


Le Quattro Stagioni di Vivaldi, il mito di Orfeo e Euridice, una spiaggia desolata, un canto ancestrale attorno al fuoco: elementi di potente fascino in una delle pellicole più acclamate dell’anno. Vincitore del “Prix du scénario” (premio per la sceneggiatura) al Festival di Cannes 2019, il nuovo lavoro della regista francese Céline Sciamma, "Ritratto della giovane in fiamme", ha ricevuto anche una nomination ai Golden Globe 2020 come miglior film straniero, e il National Board of Review l’ha inserito nella lista dei migliori film stranieri del 2019.
“Ritratto della giovane in fiamme” - il titolo richiama un momento della storia, quando un lembo del vestito si incendia durante un falò - narra l'amore di due donne nella Francia del Settecento: la pittrice Marianne (Noémie Merlant) e la nobile Héloïse (Adèle Haenel). Marianne viene chiamata dalla madre di Héloïse, che è una ricca contessa (Valeria Golino), per dipingere il ritratto della figlia, un quadro che servirà a combinare un matrimonio e mostrare Héloïse ad uno sconosciuto pretendente. Marianne però dovrà dipingere la giovane di nascosto e in gran segreto: Héloïse non vuole posare, né sposarsi. Tra le due, Marianne ed Héloïse, nascerà una complicità; un legame profondo che culminerà in un’irresistibile passione. Céline Sciamma scrive e dirige un film molto vicino al teatro, audace ed esteticamente magistrale. Una sceneggiatura ricca di silenzi dove ogni scena - ha detto Sciamma - è frutto di un desiderio. L'ispirazione di Sciamma trova origine nell'arte, nella pittura, ma anche in alcuni classici come "Vertigo" ("La donna che visse due volte") di Hitchcock: il riferimento è racchiuso in un attimo ricco di suspense, quando Héloïse, seguita da Marianne, corre verso il mare.


©micolgraziano

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