Thriller da brivido girato sulle Dolomiti!

 

Sylvester Stallone in "Cliffhanger"


"CLIFFHANGER", SYLVESTER STALLONE IN UN THRILLER DA BRIVIDO SULLE DOLOMITI

Celebre la scena dell'acrobazia a 4572 metri di altezza che è entrata nel Guiness dei primati perché costosissima: lo stunt per eseguire il salto da un aereo a un altro venne pagato un milione di dollari. 


Vi piace la montagna? Cercate il brivido? Ecco il film per voi: "Cliffhanger", thriller indimenticabile degli anni Novanta, precisamente uscì nel 1993 (all'epoca ero una teenager, andai a vederlo al cinema e lo trovai avvincente). Diretto dal finlandese Renny Harlin, è interpretato, tra gli altri, da Michael Rooker ("Henry, pioggia di sangue"),  John Lithgow nella parte del malvagio Eric Qualen, e poi Janine Turner (serie tv "Un medico tra gli orsi").  Sylvester Stallone (anche cosceneggiatore) è Gabe, guida alpina di lungo corso, che decide di mollare il suo lavoro per non esser riuscito a salvare la vita a una donna precipitata nel vuoto. 

La trama si snoda attorno alla storia personale di Gabe e a una losca vicenda di spietati killer che dirottano un aereo per spartirsi un copioso bottino. Il loro jet però precipita insieme alle valigie di soldi e si trovano in cima alle montagne a dover recuperare le banconote. Con una finta chiamata all'elicottero dei soccorsi attraggano sul posto Gabe e colleghi. Minacciandoli si faranno condurre nel punto dove si trova il denaro.

Lo scenario è mozzafiato. Mentre il racconto è ambientato sulle Montagne Rocciose degli Stati Uniti, la produzione scelse di girare in Italia, sulle Dolomiti. Siamo immersi così nello spettacolo delle Torri del Vajolet e della ferrata Ivano Dibona con il ponte Cristallo. 

"Cliffhanger" non lascia un attimo di tregua con momenti che richiamano l'horror come una grotta affollata di pipistrelli, e qualche citazione vagamente splatter. Immancabile la tipica situazione da thriller mainstream: l'eroe che lotta tra la vita e la morte sospeso a una scaletta di ferro agganciata a un elicottero. 

Il film all'epoca venne candidato a tre Oscar: miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali.  

©micolgraziano

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