"My Summer of Love": il potente film di Pawlikowski

 

Emily Blunt e Natalie Press in "My Summer of Love"


Del regista polacco Pawel Pawlikowski, vi ho già parlato. Il suo è un cinema incantevole che trascina, affascina, resta addosso: raffinatissimo, elegante, mai banale. Come l'acclamato "My Summer of Love", tratto dal romanzo omonimo dell'inglese Helen Cross. Uscito nel 2004, il film (premiato agli Oscar britannici) segna l'esordio di Emily Blunt (l'avete vista ne "Il ritorno di Mary Poppins"?) insieme a lei una perfetta Natalie Press che per questa interpretazione ha ricevuto il plauso della critica. 

Splendidi i luoghi: le riprese si sono svolte nello Yorkshire (in un'estate torrida) e alcune scene lasciano a bocca aperta per la bellezza della natura valorizzata da una fotografia ricca di vita firmata dall'ottimo Ryszard Lenczewski che ha più volte collaborato con Pawlikowski. Indelebili i dialoghi che spiazzano per sincerità e crudezza; non sono costruiti a tavolino né intendono compiacere chi ascolta; anzi. Scavano nei personaggi, li mettono a nudo. E molto, durante le riprese, è stato improvvisato, come quando Natalie Press/Mona (Mona sta per Monna Lisa, la Gioconda) disegna un ritratto sul muro della sua stanza: un'idea venuta al regista perché aveva notato che l'attrice sapeva disegnare molto bene.

Mona e Tamsin s'incontrano in un giorno d'estate. Sono entrambe adolescenti ma diverse. L'una ricca, l'altra povera e succube di un fratello, prima malvivente poi religioso e bigotto tanto da rendere la vita impossibile alla sorella: la chiude a chiave in camera, le vieta di bere. Lui organizza sedute di preghiera in una casa trasformata in uno strano luogo di culto. Tamsin è una ragazza libera, indipendente, e molto sola. Come sola è Mona. Le due quindi iniziano a trascorrere intere giornate insieme. A parlare, a raccontarsi segreti, sogni, desideri. A farsi il bagno nei boschi. Tra Mona e Tamsin nasce un rapporto stretto che diventa improvvisamente amore, tra le chiacchiere della comunità e la rabbia del fratello di Mona. Fino a un epilogo imprevedibile e crudele. 

Tra i momenti più belli: Mona e Tamsin che, in salotto (nella lussuosa villa di Tamsin) sorseggiano vino sulle note di Édith Piaf. 

©micolgraziano

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