"Smoke" di Wayne Wang (1995) - Il film scritto da Paul Auster

 

Harvey Keitel e William Hurt in "Smoke"


"SMOKE", POTENTE COME UN BEL ROMANZO 



"Oggi il tabacco, domani il sesso.  
Tra 3 o 4 anni sarà proibito 
sorridere agli sconosciuti"


Difficile staccarsi da “Smoke” perché è davvero bello e ti conquista come pochi: niente effetti speciali, né trucchi furbastri: "Smoke" è sublime nella sua semplicità. Dialoghi ruvidi, umani, privi di tentennamenti, inibizioni, paure.“Se non confidi i tuoi segreti agli amici, allora che amico sei?” “Giusto, non varrebbe la pena di vivere”, parlano così i due protagonisti quando uno di loro confessa un fatto che si portava dentro per vergogna. Il dolce si mescola all'amaro, in "Smoke", e alcune parole colpiscono in pieno viso com'è doveroso in letteratura. Non a caso soggetto e sceneggiatura sono dello scrittore americano Paul Auster (“Trilogia di New York”, " 4 3 2 1"). Dietro la macchina da presa un regista di talento come Wayne Wang. Il cast è sublime: William Hurt e Harvey Keitel. “Smoke”, appunto. Tutti (o quasi) fumano qui. Fumatore incallito è l’uomo interpretato da Keitel: il burbero Auggie che gestisce una tabaccheria a Brooklyn e vende sigari, sui quali (sigari) in una scena viene raccontato un aneddoto che lascia a bocca aperta. Il negozio di Auggie è frequentato da Paul Benjamin (un fantastico William Hurt) autore di romanzi e racconti che da tempo fatica a trovare idee. Paul, un giorno, sta per finire sotto un camion ma viene salvato da un ragazzo che scappa da una situazione complicata. Paul in segno di gratitudine cerca di aiutarlo ma si prende un bel po' di botte. Le storie s’intrecciano, una dentro l'altra, un capitolo dietro l'altro, come un libro che tiene svegli di notte. Auggie scopre di avere una figlia tossicodipendente che quando lo incontra, in un appartamento che cade a pezzi, lo riempie d'insulti. Auggie è sì tabaccaio ma ama la fotografia e da anni fotografa lo stesso angolo di strada, sempre uguale eppure sempre diverso: “Quattromila fotografie dello stesso posto. Quattromila giorni con tutti i tipi di clima possibili. È per questo che non vado in vacanza, devo star qui ogni mattina, alla stessa ora. È il mio progetto, quello che puoi chiamare il lavoro della mia vita”. Insomma, una lezione di vita e di umanità. Che ci fa sentire tutti un po’ meno soli. 
PS. Due i brani di Tom Waits nella colonna sonora: "Downtown Train" e "Innocent when you dream".

©micolgraziano

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