"L'assassinio di Sister George" di Robert Aldrich (1968) - Storia a tinte fosche

 

Beryl Reid nel  film "L'assassinio di Sister George"



"L'ASSASSINIO DI SISTER GEORGE"
Coraggioso e sopra le righe


Robert Aldrich, autore anticonformista e pungente, ha più volte raccontato l'altra faccia del divismo. Alcuni suoi film non fanno nulla per compiacere il pubblico, anzi: spesso lasciano addosso una sensazione di inquietudine, fastidio e malessere. I personaggi? Insopportabili e cattivi. Un esempio: la terribile, disperata, Baby Jane, o appunto, la Sister George de “L’assassinio di Sister George”. Veniamo al dunque: June è un'attempata attrice televisiva che per anni ha dato il volto al personaggio di Sister George in una fortunata serie. Tanto mite nello show, June, quanto odiosa nel privato: isterica, capricciosa, manipolatrice. Violenta e cinica soprattutto quando alza il gomito (la vediamo scolarsi bicchieri al pub e lanciarsi in follie). A farne le spese è Alice, la sua giovane compagna trattata da June come una pezza da piedi. Alice resiste perché non ha un posto dove andare, così accetta scenate di gelosia e umilianti punizioni (June la costringe persino a ingoiare sigari). La furia della perfida June è in parte dovuta al declino della fama: conosce il mondo dello spettacolo e si sente sul viale del tramonto. Gli ideatori dello show, infatti, vogliono eliminare il suo personaggio: Sister George morirà investita da un camion e uscirà di scena per sempre. La decisione di tagliarla fuori è dovuta anche al suo pessimo carattere. June tira troppo la corda (sul set litiga con chiunque) e si ritrova con un pugno di mosche: senza lavoro e senza Alice che se ne va a vivere (ironia della sorte) proprio con la produttrice del serial. June le sorprenderà a letto insieme in una scena ricca di suspense: June, ombra nera, che spia le due amanti. Alla sadica Sister George/June non resterà che urlare disperata, sola sul set. Un triste epilogo che accomuna il suo destino a quello di altri personaggi tragici come il professore de “L’angelo azzurro”. "L'assassinio di Sister George"  non è un film facile, viene voglia di interrompere la visione, tuttavia si tratta di un’opera fondamentale per chi è alla ricerca di un cinema estremo che non cerca consensi ad ogni costo.  

©micolgraziano

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