"Volver" di Pedro Almodóvar - Mediterranea ghost story...

 

"Volver"

Raimunda (una formidabile Penélope Cruz, candidata all’Oscar per questo ruolo), Raimunda, passionale e verace; Raimunda, temperamento di un leone. Il rosso abbonda ed è il colore dei pomodori ma anche del sangue che, a un certo punto, scorre in cucina. La levità della commedia s’intreccia al thriller (scanzonato) e alle storie macabre di fantasmi. Quei racconti che derivano da certe leggende tramandate di bocca in bocca. Fatti soprannaturali accaduti in luoghi (all'apparenza) ameni dove occhi indiscreti spiano dalle finestre socchiuse; dove i vicini sono quasi famiglia e, in quanto tali, condividono (con il nucleo acquisito) silenzi, segreti, misfatti da far tremare i polsi. I morti tornano alla vita in "Volver". Anime non certo impalpabili perché fatte di carne e ossa. Si materializzano nelle stanze, furtive; si nascondono sotto il letto. Muovono i passi su pavimenti di antiche case. "Volver" è una ghost story lieve che ha il sapore delle chiacchiere nei vicoli, il gusto delle ciarle da comari; anziane zie che ricamano o offrono succulenti “barquillos” ai nipoti. La cucina; motivo ricorrente nelle pellicole del regista spagnolo. Si spadella, si affetta, si lavano i piatti (anche Janis taglie le patate e insegna a tagliarle in “Madres Paralelas”). Sono gesti semplici di banale quotidianità eppure li guardiamo ipnotizzati, quasi fossero eccezionali: perché si caricano di significati simbolici, e acquistano potenza grazie al talento di Almodóvar e a un’attrice eccelsa come Penélope Cruz. In “Volver” la Cruz buca lo schermo, magnetica in ogni inquadratura. La narrazione procede spedita, al ritmo di detto fatto. Tutto accade senza troppe lungaggini, né imbarazzi. “Volver" è inoltre un film sugli affetti stretti. Famiglie matriarcali in cui a dare le carte sono le donne. Gli uomini restano ai margini. Tuttavia le donne in "Volver" non si comportano certo da sante, mostrano un lato oscuro, tramano, e si macchiano di delitti. Procedono a passo di carica, solidali tra di loro. Senza interrogarsi troppo o stracciarsi le vesti. I dialoghi, al solito, risultano freschi e brillanti. Almodóvar, in una scena, omaggia anche il cinema italiano, mostrando alcuni istanti di “Bellissima” (1951) di Visconti in cui risplende Anna Magnani.

©micolgraziano 


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