"Don't Worry Darling" (2022) - Thriller e storia horror di mogli perfette

 

Florence Pugh

DONT'WORRY, DARLING
suspense e scenari distopici 

Presentato a "Venezia79", è la seconda prova da regista di Olivia Wilde (si ritaglia anche un piccolo ruolo nel film) che conferma il suo talento, dopo l'acclamata commedia "La rivincita delle sfigate" (2019). Wilde ha carattere e regala allo spettatore bei momenti di cinema. Per quanto riguarda la sceneggiatura, l'idea di fondo ricorda, in modo piuttosto vistoso, due pellicole del passato: "La fabbrica delle mogli" (1975) e il remake "La donna perfetta" con Nicole Kidman. Protagonisti di "Dont'Worry Darling" sono il cantante Harry Styles, ottima la sua prova, e una sempre più brava Florence Pugh perfetta nel ruolo. L'attrice britannica, nomination all'Oscar per "Piccole Donne" si avvia a diventare una delle interpreti migliori della sua generazione. Conclusioni: questo film di Olivia Wilde è sicuramente un'opera interessante, di qualità, e merita la visione. 

I favolosi, patinati, anni Cinquanta. Un'epoca che Hollywood tante volte ha raccontato. In quel periodo è ambientata la storia di “Dont’Worry Darling” e il titolo è tutto un programma: Tesoro, non preoccuparti. Sì, perché: ville da favola, giardini, macchinoni colorati. Famigliole felici (forse...). Mogliettine in super spolvero, tutte (nessuna esclusa) casalinghe. Spose dal sorriso smagliante. Si alzano al canto del gallo, preparano premurose la colazione: caffè, succo, uova, pancetta, lauto pasto mattutino, e poi, secondo il rito: bacio al maritino. Lui rigorosamente in giacca e cravatta, colletto inamidato; mette in moto l'automobile e sfreccia via destinazione ufficio. Quadretti idilliaci che abbiamo visto mille volte al cinema e nelle pubblicità. Ma attenzione: niente è come sembra, in questo giallo distopico che vuol essere un inno alla libertà. 

Olivia Wilde
Le donne di "Don't Worry Darling" non lavorano. Si occupano della casa, dei pargoli, lucidano vetri, spazzolano tappeti, guardano la tele mentre tirano a lucido le stanze. Finito di lustrare, si occupano della cena. Dopodiché, pausa shopping. Prima, ovviamente, dell'arrivo degli uomini che, impazienti e affamati (in ogni senso), al rientro, le scaraventano sul tavolo del soggiorno perché è l'ora del sesso. Queste belle giovani signore sono contente di servire i loro adorati mariti. Si fanno in quattro e rinunciano ad ogni cosa. Nel tempo libero oltre a mettersi in tiro - smalto, unghie, capelli, trucco eccetera -, vanno a ginnastica, danzano, e sorseggiano drink a bordo piscina, tra un pettegolezzo e l'altro. Argomenti? Sesso, figli, sogni di maternità. 

Florence Pugh
Vivono nei sobborghi, città finte, città giardino. Villaggi costruiti ad hoc dai nomi eloquenti: Victory. Sorridere, allegria!, euforia!: i mantra di questa serena comunità di Victory, dove le mogli non sanno neppure che lavoro facciano i mariti. Le faccende dei maschi devono restare segretissime. Eppure, si respira gioia, nel villaggio sognante. La bella fotografia, i colori vivacissimi esaltano l'entusiasmo collettivo di Victory, paradiso in terra. Vita ovattata. Finta al pari delle uova (ebbene sì, a Victory le uova hanno solo il guscio...). Un mondo artificiale messo in piedi affinché l'esistenza scorra senza intoppi. Così quando una delle lady di Victory grida allo scandalo, viene presa per pazza e portata al suicidio. Ci penserà l'amica Alice (Florence Pugh) a tirare fuori gli scheletri dall'armadio. E l'orrore sarà enorme. 

©micolgraziano

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