Classici: "La signora di Shangai" (1947) di Orson Welles

 

Orson Welles e Rita Hayworth ne "La signora di Shangai"


NOIR, POTENTE E VISIONARIO


Woody Allen spesso strizza l’occhio alle grandi pellicole del passato. In “Blue Jasmine”  omaggia “Un tram che si chiama desiderio”. Nel finale di “Misterioso omicidio a Manhattan” (uno dei miei film preferiti) cita lo strepitoso “La signora di Shangai”, classicone noir (storia cinica e intricata) diretto dal mitico Orson Welles (anche protagonista). Oltre a Welles, ne "La signora di Shangai" troviamo una magnetica Rita Hayworth (i due erano sposati ma in quel periodo il matrimonio era agli sgoccioli). La Hayworth, ovviamente, di una bellezza esplosiva con capelli corti biondo champagne (così diversa da“Gilda”), sempre dark lady anche quando sfoggia un berretto da marinaio. Nel cast inoltre due attori di prim'ordine: Everett Sloane (“Quarto potere”) e un Glenn Anders (lavorò soprattutto a teatro) superlativo che nei primi piani buca lo schermo. “La signora di Shangai”, malgrado il fascino sublime, non ebbe successo (la trama è intricata ed oscura come accade nei film di questo genere) ma col tempo è stato, giustamente, rivalutato. Si tratta di un film notevole, visivamente trascinante. Un capolavoro di bellezza: potente, visionario. Ti prende e non ti lascia più. Indelebile resta la sequenza finale dove la resa dei conti dei cattivi di turno si compie, pistole in pugno, in uno spazio che è un labirinto di specchi, scenario che toglie il fiato. Geniale e inquietante. Adrenalina pura. Ecco perché “La signora di Shangai” è proprio un peccato lasciarselo scappare. I dialoghi sono da manuale (preparate il taccuino) come quando si parla di pesci che s'azzannano in un mare rosso sangue. Leggendaria la Hayworth nelle scene sul lussuoso yacht ma anche in un momento clou mentre pronuncia (guardatelo nella versione originale) con tutta la voce che ha in corpo: “I don’t wanna die”. Magnifico cinema dell'età dell'oro. 

©micolgraziano

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