"Il potere del cane" di Jane Campion - Imperdibile!

 

"Il potere del cane"


“Il potere del cane”, splendido western di Jane Campion, uno dei film migliori dell’anno; premiato a Venezia con il Leone d’argento (premio speciale per la regia). La cineasta neozelandese è tornata (l’ultimo suo lavoro risaliva al 2009, 
“Bright Star ”) con un’opera in grande stile: potente e ipnotica, che toglie il fiato. Una storia torbida, (un dramma psicologico) di passioni segrete e inconfessabili, ambientata in un ranch del Montana, negli anni Venti del Novecento. La sceneggiatura è tratta dal romanzo dell'americano Thomas Savage (1915-2003), un libro che la Campion ha amato profondamente, rimasta colpita dal mondo in cui l'autore racconta l'universo maschile e gli amori segreti. Il cast è strabiliante, a partire da un perfetto Benedict Cumberbatch (nel ruolo del protagonista). Il titolo, “Il potere del cane”, è una frase della Bibbia, ed eccola per intero: “Libera l'anima mia dalla spada e il mio amore dal potere del cane”. Il riferimento è ai desideri più segreti, animaleschi, feroci, pericolosi. Gli istinti crudi che albergano nella parte più oscura dell'essere umano. Il rude carismatico cowboy Phil, apparentemente tutto d’un pezzo, dedito al lavoro (si occupa con zelo del glorioso ranch di famiglia), è un uomo irrisolto che combatte contro i propri fantasmi. La sua virilità nasconde pulsioni che tiene per sé. 

Il potere del cane
Le ossessioni di Phil emergono incontenibili quando nel ranch arriva Peter (Kodi Smit-McPhee) il figlio di sua cognata Rose (Kirsten Dunst), una donna che Phil detesta. Ne è geloso perché Rose è una calamita per il fratello e Phil e George (Jesse Plemons) sono uniti da un legame indissolubile; emblematica a questo proposito la scena in cui Phil sente il fratello amoreggiare con Rose. Jane Campion ha la capacità di descrivere tramite le immagini le sensazioni più recondite, gli istinti repressi, e lo fa attraverso piccoli dettagli, oggetti. Ad esempio: un fazzoletto di cotone. Il fazzoletto che diventa simbolo erotico e di solitudine profonda in uno dei momenti clou del film. Phil, dicevamo, è un tipo duro, quello che si direbbe un macho, passa tutto il tempo con gli animali del ranch, scuoia le mucche, intreccia pelli per realizzare lunghe corde (perché dice ogni cowboy che si rispetti deve averne una). Non si lava spesso e questo è motivo d'imbarazzo per il fratello che si vergogna di invitarlo a cena in presenza di ospiti. Tuttavia Phil adora spalmarsi di fango e tuffarsi nudo nelle acque cristalline dei fiumi. Non si può svelare molto della trama che è comunque sottesa, e mai esplicita. Phil sarà il carnefice, il cattivo della storia fino a un certo momento, dopodiché coloro che sembrano innocenti prenderanno il sopravvento, in punta di piedi. Una parola meritano i luoghi delle riprese: paesaggi che lasciano a bocca aperta. Il film è stato girato nell’Isola del Sud neozelandese e negli studi di Auckland. Da brivido la colonna sonora firmata Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead e da tempo attivo nel cinema, tra i suoi lavori ricordo le musiche de “Il petroliere” e “A Beautiful Day - You Were Never Really Here”. “Il potere del cane” lo trovate su Netflix. Non perdetelo. 

©micolgraziano

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