"Il bambino nascosto" di Roberto Andò - Con un fantastico Silvio Orlando

 

Silvio Orlando


"Il bambino nascosto" di Roberto Andò (tratto dal romanzo omonimo scritto dallo stesso Andò e pubblicato da "La Nave di Teseo") è un film raffinato ed elegante. Un dramma crepuscolare dai toni noir. La sceneggiatura, asciutta, è carica di silenzi. Di dialoghi ben levigati a cui danno ancor più forza le interpretazioni efficaci di un gruppo di ottimi attori: Lino Musella, Gianfelice Imparato, Roberto Herlitzka, tutti di formazione teatrale. 

Carismatico, con uno sguardo particolare, anche il piccolo Giuseppe Pirozzi, che il regista Andò ha scelto dopo mille provini: un lavoro molto lungo; tra le scuole e le strade di Napoli. E dunque, veniamo al contenuto della storia: Silvio Orlando interpreta Gabriele Santoro, un professore di musica, precisamente: un insegnante di pianoforte. Un uomo solitario, mite. Chiuso sempre in casa. Non ha famiglia, né amici. Dà qualche lezione privata. Si rifugia nei libri. Legge molto e impara intere poesie a memoria per tenere allenata la mente, declama i versi al mattino davanti allo specchio, mentre si fa la barba, in bagno. Una vita tranquilla. Senza scossoni. Né brividi. Non va d'accordo col fratello, un pezzo grosso, un importante magistrato. Così come importante è l'anziano padre (un incisivo Roberto Herlitzka). 

Silvio Orlando
Gabriele Santoro non ha figli, né moglie (anche se a un certo punto scopriamo che una relazione sentimentale ce l'ha) e anzi si tiene alla larga da legami duraturi. Ha rinunciato a una posizione privilegiata per starsene in un anonimo appartamento in un quartiere difficile della città. Il suo palazzo è abitato da persone invischiate in giri criminali. E un bel giorno, mentre il postino gli consegna un pacco postale, un ragazzino svelto svelto s'intrufola furtivamente in casa: è Ciro, il figlio dei vicini, che parla solo dialetto e con l'infanzia ha rotto da un pezzo. Sta scappando perché teme di essere ucciso dalla camorra. 

E così la vita di Santoro cambia radicalmente. Lui, schivo, si ritrova in un vortice pericoloso (e non è un caso se in più di una scena le scale sembrano una sorta di labirinto); qualche killer potrebbe freddarlo. Il rapporto tra Ciro e Santoro si fa, di giorno in giorno, più intenso, malgrado la reciproca diffidenza iniziale. Andò tiene alta la tensione, anche utilizzando in maniera sapiente il suono del citofono che rimbomba nel silenzio delle stanze e fa saltare ogni volta (lo spettatore) dalla poltrona. Santoro è sorvegliato dai sicari della zona. Alcuni sospettano di lui. E l'evoluzione degli eventi, verso la fine, garantisce un brivido lungo la schiena. 

"Il bambino nascosto" è un film che fotografa il lato oscuro, il male. Tuttavia mostra anche la salvezza che viene dall'amore: l'amore di Santoro nei confronti di Ciro. L'amore può essere declinato in tanti modi e qui prende le forme di un sentimento puro che salva dal terrore e dalla morte. 

©micolgraziano

Commenti