"Belfast", recensione del film di Kenneth Branagh

Kenneth Branagh

 

"Mi raccomando fai il bravo, 
e se non puoi fare il bravo,
 fai attenzione"
("Belfast") 

"BELFAST", L'ADDIO AGLI AFFETTI PIÙ CARI
"Belfast" si apre a colori, con le immagini della città, la musica pacatamente malinconica di Van Morrison. Un tributo che scalda il cuore. Brivido d'amore sulla pelle. Umorismo, dolore, nostalgia. Un ultimo sguardo tra le lacrime, "Non ti voltare" nel giorno dell'addio. Ma è impossibile non cercare lo sguardo di chi si ama. La potenza dei ricordi, essenza di ciò che siamo. Non importa sotto quale cielo camminiamo, resteremo sempre noi, plasmati dalle radici: è la quintessenza di questa storia piena di spirito, tragedia, sentimento. 
Il film più personale di Kenneth Branagh (da lui scritto e diretto). Il piccolo protagonista, Buddy (interpretato da un perfetto Jude Hill, scelto dopo un intenso lavoro di casting, fra trecento bambini), è l'alter ego del regista, Branagh, nato e cresciuto fino ai nove anni a Belfast. Sono gli anni Sessanta e infuriano gli scontri tra protestanti e cattolici, nella città irlandese. Le barricate tra le strade, la paura per la propria incolumità. La voglia di fuggire. Trovare riparo altrove. Per un futuro migliore.

Kenneth Branagh
Il piccolo Buddy è di famiglia operaia e di fede protestante. Il padre lavora a Londra e torna a casa saltuariamente: i soldi sono pochi. I debiti tanti. Buddy e famiglia sono estranei alla violenza. Tuttavia nel quartiere, dove tutti si conoscono, alcuni gruppi di facinorosi, cercano di coinvolgerli nella guerriglia. Ciò causa tensioni a casa di Buddy. Il padre vuole partire per sempre. Fuggire in Inghilterra o più lontano: Canada, Australia. Buddy però non ne vuole sapere. Che ne sarà dei nonni? Degli amici? Non sopporterebbe di non vedere più la compagna di scuola di cui è innamorato e che un giorno, promette, sposerà. 

Kenneth Branagh
Buddy adora giocare a pallone, con le macchinine (giocattoli preferiti di Branagh, bambino). Se ne va in giro per le strade con un coperchio del bidone della spazzatura e lo usa come scudo, fingendo di essere un valoroso guerriero o forse un eroe di quei fumetti di Thor che legge con avidità. Buddy adora il cinema e resta a bocca aperta (splendide le scene in cui è in sala con la famiglia e la nonna, il colore prende il posto del bianco e nero). Guarda anche western alla tv ("Mezzogiorno di fuoco", "L'uomo che uccise Liberty Valance"). Passa tanto tempo con i nonni (fantastica Judi Dench, soprattutto nel primo piano finale; lacerante). Il nonno lo aiuta in matematica. E Buddy parla anche della luna, pensando, magari, chissà, di arrivarci anche lui un giorno come gli astronauti. "Belfast" è un film sulla potenza della memoria. Sulla speranza. Sui sogni dell'infanzia, età in cui tutto è più bello, più simile alla favola. "Belfast" alterna momenti di felicità a episodi drammatici. E, quando scorrono i titoli di coda, è impossibile trattenere le lacrime. "Belfast" si è aggiudicato l'Oscar per la migliore sceneggiatura. 


©micolgraziano



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