"La figlia oscura", recensione del film di Maggie Gyllenhaal

 

Olivia Colman

"La figlia oscura", dal romanzo di Elena Ferrante 

Con una formidabile Olivia Colman 


“La figlia oscura”: per il suo esordio alla regia, Maggie Gyllenhaal ha scelto di adattare un romanzo di Elena Ferrante. Il titolo del libro è, appunto, “La figlia oscura”. Si tratta di un romanzo potente, una storia intima e introspettiva, un dramma psicologico inebriante e materico in cui domina il non detto. Oggetti all'apparenza innocui (una pigna, un giocattolo) si trasformano in simboli inquietanti. 

Quando si parte da un testo così ricco e profondo metà del lavoro va da sé. Se poi aggiungiamo che davanti alla macchina da presa recita un'attrice sublime come il premio Oscar Oliva Colman (“La favorita”) grandi emozioni sono assicurate. 

La figlia oscura
LA FIGLIA OSCURA, UNA SPLENDIDA SCENEGGIATURA:  La figlia oscura” è stato presentato a Venezia78 ed ha vinto il premio per la sceneggiatura. La pellicola ha ricevuto numerosi riconoscimenti guadagnando tre candidature agli Oscar: una a Olivia Colman, un’altra a Jessie Buckley e la terza, appunto, per lo script.

La storia parla di Leda, un’intellettuale di mezza età, professoressa universitaria, in vacanza da sola, su un’amena isola greca. Con sé bagagli corposi: una valigia zeppa di libri. In spiaggia scrive, legge. Prende il sole. Nuota. Mangia gelati. Soprattutto: Leda osserva. Resta ammaliata da una ventenne, madre di una bambina. La piccola gioca sempre con una bambola. 

Madre e figlia appartengono a un ambiguo nucleo familiare (qualcuno dirà a Leda che sono persone da cui è meglio stare alla larga, senza però aggiungere altro). Persone rumorose. Note sull'isola. Ogni estate prendono in affitto una lussuosa villa. Un'aura di mistero li avvolge. 

Leda, osservando la ragazzina giocare, si emoziona profondamente. Pensa al passato. Agli errori commessi. Alla maternità odiata. Leda, da ragazza, ha abbandonato le figlie. Le ha lasciate con il padre. Lei, fuggita con un amante, si è concentrata sulla carriera.  

La figlia oscura
Il dolore delle antiche scelte la porta, durante il soggiorno ellenico, a compiere azioni estreme: ruba la bambola della ragazzina e se ne prende cura quasi fosse una creatura in carne e ossa. Mentre Leda tiene la bambola per sé, la famiglia cerca disperatamente il giocattolo. La perdita della bambola crea enorme dolore alla fanciulletta, che addirittura, si ammala. 

La figlia oscura
Olivia Colman nella parte di Leda è magistrale. Un'interpretazione di rara sensibilità. Il personaggio di Leda è complesso, sfumato. Il volto magnetico dell'attrice inglese è attraversato da ogni tipo di sentimento con naturalezza sorprendente. Il film procede tramite flashback. Leda giovane è interpretata da una brava Jessie Buckley. 

Tuttavia il carisma di Colman nei panni di Leda è inarrivabile. Quando Colman non è presente in scena, resta un vuoto. Ottimo comunque l'intero cast. Da segnalare un fantastico Ed Harris e una notevole Dakota Johnson. Chi ha letto il libro della Ferrante ne ritroverà gli echi in questa bella regia fedele di Maggie Gyllenhaal che valorizza sguardi e primi piani e riesce a farci sentire l'odore della salsedine sulla pelle. D'impatto la fotografia, opera di Hélène Louvart. Un film sicuramente da non perdere. 

©micolgraziano 

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