Cannes: "Nostalgia" (2022) di Mario Martone - Dramma a tinte noir

Pierfrancesco Favino


NOSTALGIA
quando le radici segnano per sempre

"Nostalgia", in concorso al Festival di Cannes 2022, è tratto dal romanzo omonimo dello scrittore partenopeo Ermanno Rea (1927 - 2016). Protagonista del film uno straordinario Pierfrancesco Favino che interpreta Felice, un uomo che torna nel rione Sanità a Napoli per riabbracciare la madre anziana. Felice non aveva più rivisto la sua città, dopo aver trascorso quarant'anni all'estero, tra Medio Oriente e Africa. 

Scriveva Cesare Pavese: "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti". Questo pensiero di Pavese descrive bene il destino di Felice Lasco, il protagonista di "Nostalgia"Felice (un perfetto Pierfrancesco Favino) non può fare a meno del suo luogo natio. Vi è legato a doppio filo. Napoli, la sua città. L'ha abbandonata in fretta e furia, da ragazzo. È scappato via (i motivi reali si scopriranno via via, nel corso del film) per lavorare prima in Libano e dopo in Egitto. A casa non è più tornato, Felice. È diventato adulto. Gli anni sono passati. Si è fatto una posizione. Tanti soldi. Un matrimonio felice.

Pierfrancesco Favino
Non ha più rivisto quei vicoli, né sua madre (una fantastica Aurora Quattrocchi, "Nuovomondo"). Ecco perché un giorno il richiamo si fa irresistibile. Un pungolo. Pervaso dalla nostalgia fa rientro. È un altro rispetto al guaglioncello scapestrato che era all'epoca, quando sfrecciava in motoretta e non si comportava certo da santo. Felice ora ha più di cinquant'anni. L'incontro con l'anziana madre gli mette davanti le proprie colpe. La donna abita in uno squallido basso, sporco e senza luce. Abbandonata a se stessa. Si abbracciano, piangono. Felice si prende cura di lei. Le compra della biancheria nuova. Le fa il bagno, in una delle scene più emozionanti del film. Una sequenza girata con tatto e sensibilità. 

Pierfrancesco Favino
Felice affitta per sua madre una casa nuova. Ma la donna dopo qualche giorno morirà. Lui, comunque, è intenzionato a rimanere. Anche se è un uomo diviso: si sente un forestiero. Ha un marcato accento straniero. Ad ogni modo, a poco a poco che i ricordi riaffioreranno, ritroverà anche quel dialetto, la lingua materna, che aveva rimosso. Felice durante la permanenza stringe amicizia con un prete del rione Don Luigi (un ottimo Francesco Di Leva, "Il bambino nascosto"). Don Luigi, sacerdote coraggioso in prima linea. Cerca di salvare i giovani, li guida sulla retta via. Alla malavita neanche Felice è così estraneo. Il suo amico d'infanzia è un criminale (e già da giovane aveva scelto quella strada) e il solo nominarlo fa tremare i polsi alla gente. Non però a Don Luigi. E nemmeno a Felice che, parlando con don Luigi, confessa di voler rivedere il compagno fraterno. Felice è un marziano. Pensa che il tempo possa aggiustare ogni cosa. Ma in questa cupa storia gli anni non cancellano nulla. Anzi le colpe si allungano come gomma e restano incollate sulla pelle. Non c'è affetto che possa toglierle di dosso. Impossibile per Felice sfuggire a un destino spietato già tracciato.

Nostalgia
Martone costruisce il film sulla perfetta interpretazione di Favino, sublime protagonista. La macchina da presa lo illumina mentre fuma, mentre cammina guardandosi attorno con occhi a volte malinconici a volte spaventati. Favino generosamente si concede allo schermo, sfoggiando un credibile accento arabo. "Nostalgia" è un'opera di silenzi e sfumature. Martone riprende Napoli con amore mostrandone luci e ombre. Le ferite. Il passato e il presente. Presente che si traduce in una contemporaneità immobile incapace di spazzar via da Napoli un lutto, un dolore intrinseco che l'attraversa. "Nostalgia" lascia un'emozione duratura. Un dramma a tinte noir girato con classe.

©micolgraziano 

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