"Joker" di Todd Phillips


Joaquin Phoenix in una scena di "Joker"



Joker è il cattivo di Batman. Però, in questo film di Todd Phillips, pressoché nulla ha il tono del fumetto, anzi. Joker, ovvero Arthur Fleck, è un uomo sulla quarantina, con problemi psichici che, un giorno, e senza rimorsi, si trasforma in un killer, complice una pistola ricevuta in regalo. Infelice, depresso, solo, emarginato, quotidianamente deriso, Joker vive con sua madre, una donna dal passato torbido, in uno squallido appartamento di Gotham City, che ha tanto l’aria di New York, dipinta come una città malvagia, cupa, sudicia, invasa dai ratti. Una metropoli dove bande di ragazzini prendono a calci e pugni la gente, i ricchi sono tanto ricchi e i poveri muoiono di fame. Anche Joker è povero, si guadagna da vivere, con difficoltà, lavorando come clown e sogna di diventare un grande cabarettista. Il suo mito si chiama Murray Franklin (interpretato da Robert De Niro) volto noto di un talk show di successo, che lui segue con passione, assieme a sua madre. Il film, esteticamente molto bello, è preso per mano da Joaquin Phoenix che, carismatico come non mai, mette tutti in ombra (Phoenix per questa performance ha vinto il Golden Globe). Vari sono i rimandi cinematografici, il rapporto di Arthur/Joker con la madre anziana, ad esempio, ricorda un altro personaggio ai margini, interpretato da Phoenix: il mercenario di “A Beautiful Day, - You Were Never Really Here” di Lynne Ramsay. Phoenix per il ruolo di Joker ha perso parecchi chili: il volto emaciato, il corpo pelle e ossa. Scheletrico come la morte, Arthur è magro perché magra è la sua esistenza, intrisa di dolore e privazione. Magrezza come sinonimo di sofferenza, angoscia, disagio. Lo stesso malessere che prova lo spettatore davanti a delitti compiuti a sangue freddo, con forbici che in un lampo finiscono dritte negli occhi. Dovrebbe essere un racconto nato da una matita, invece, Joker si trasforma in opera tragica. Quando, Joker, il pagliaccio, il comico, ride, la sua risata è dolore e raggela il sangue.

©micolgraziano



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