"Il Corriere - The Mule" di Clint Eastwood (2018) - Da un'incredibile storia vera

 



"IL CORRIERE", FILM UNICO E MEMORABILE


"Potevo comprare tutto, 
tranne il tempo"

Stupefacente Clint Eastwood. Ne “Il Corriere” traccia un ritratto indelebile e pieno di umanità. Impossibile staccarsi da quel volto scavato, rigato di sangue: quello del vecchio Stone, insolito e insospettabile corriere della droga. Earl Stone per tutta la vita ha coltivato fiori. Ma arriva un momento (nella società del tutto e subito) in cui i fiori di Earl nessuno li vuole più. Così Earl, che per il suo lavoro ha sempre trascurato la famiglia, si ritrova al verde e con la casa pignorata. Un giorno, un amico della nipote gli propone un guadagno sicuro (tanti bigliettoni sull'unghia) in cambio di riservatezza: Earl sa che deve trasportare qualcosa e non fa troppe domande. Dopo i primi viaggi, il malandato pick-up di Stone viene soppiantato da un bolide fiammante. I viaggi su e giù per gli Stati Uniti si susseguono a tamburo battente e Earl li affronta come una vacanza, canticchiando allegramente al volante. Con quel suo modo spavaldo, Earl ripete che non ha paura di niente perché conosce gli orrori della guerra, proprio come il Kowalski di "Gran Torino".

Clint Eastwood in una scena de "Il Corriere"
Stone ostenta sicurezza. Affronta banditi e violenti con un filo di voce e piglio deciso, eppure la sua andatura è strisciante: muove i piedi con grande fatica. Questo lavoro di corriere frutta a Earl un sacco di soldi. Salva la casa, si toglie frivole soddisfazioni (donne, feste) e elargisce anche agli amici in difficoltà. Ma il gioco è rischioso e Earl viene presto risucchiato in un vortice mortifero. Earl sembra non preoccuparsene più di tanto, consapevole dei suoi sbagli, e pronto a pagare accettando serenamente la sua condanna. Clint Eastwood ci consegna un cinema crudo, molto americano ma al contempo universale. Un cinema che scava nell'anima e sconvolge semplicemente raccontando alla vecchia maniera. La storia è tratta da un fatto di cronaca e la sceneggiatura è opera di Nick Schenk che aveva già lavorato con Eastwood in "Gran Torino" e qui dà ancora prova di essere una bella penna. Il pick-up ci ricorda l’avventuroso fotoreporter de "I ponti di Madison County". E questo vecchietto Stone ci riporta alla memoria il Forrest Tucker di Robert Redford in "Old Man & the Gun". Tucker che svaligiava banche con la stessa leggerezza con cui Earl Stone trasporta materiale che scotta. Scene memorabili: Earl che canticchia in auto canzoni come “Ugly Child” di Lovin' Sam Theard. Curiosità: nei panni della figlia di Stone, troviamo Alison Eastwood, vera figlia di Clint Eastwood. 

©micolgraziano

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