"American Night" (2021) di Alessio Della Valle, neo-noir con cast internazionale

 

American Night


AMERICAN NIGHT 
un labirinto che disorienta

“È una notte stellata, una notte americana": dice così uno degli ombrosi personaggi di “American Night” (2021), film d’esordio del toscano Alessio Della Valle (classe ’78), autore che conosce il mondo dell’arte (cuore della storia) e che ha lavorato, in passato, come ragazzo di bottega per il trittico di affreschi sulla Madonna realizzati dal Maestro Luciano Guarnieri alla Chiesa di Badia a Firenze. 

American Night
“American Night”, opera prima di Della Valle, è un neo-noir dalla struttura complessa. Un puzzle interamente da ricostruire. Della Valle suddivide in capitoli, arte più vita uguale caos è una frase ripetuta nel corso del film; film che scorre destrutturato e circolare. Ogni scena si ripete, ogni volta con l'aggiunta di nuovi tasselli. Il filo della trama s'avvolge e crea nodi complessi. La sensazione è destabilizzante. Effetto caos, appunto. Ci si sente prigionieri d'un labirinto. Allo spettatore solo una chance: abbandonarsi alle immagini di una New York fumettistica, di esplosioni a orologeria, di persone col volto coperto da un'inquietante maschera bianca mentre uno stunt-man che soffre di vertigini tenta di saltare da un balcone all'altro, portandosi dietro un quadro rubato. A scatenare gli eventi è, appunto, il furto della Marilyn di Andy Warhol.

Il dipinto passa di mano in mano, preso da collezionisti falsari e loschi individui assoldati per mettere a segno il colpo. E giù sparatorie, inseguimenti, auto che saltano in aria, lambite dalle fiamme pure gallerie e ville stratosferiche. Il cast è internazionale e comprende Paz Vega ("Parla con lei", "Spanglish"), Jonathan Rhys Meyers (guardatelo nello splendido “Match Point” di Woody Allen), un ottimo Emile Hirsch ("Into the Wild") nei panni di un criminale appassionato di pittura: dipinge lanciando a caso il colore e dà il colpo di grazia sparando sulla tela pallottole a lunga distanza. In un micro-ruolo: Maria Grazia Cucinotta. Jeremy Piven (noto per la serie tv "Entourage") è invece Vincent, uno stunt-man tormentato che si dà alla filosofia orientale e, per superare le fobie, ripete a se stesso, di seguire l'esempio dell'acqua capace di adattarsi a qualsiasi forma. C'è poi un cameo della pop star Anastacia che canta "American Night", brano appositamente composto per il film. " Il personaggio di Emile Hirsch è quello maggiormente compiuto. Hirsch impersona Michael Rubino, malvivente efferato e vanitoso artista. Affascinato dagli scorpioni, li conserva in una teca e, a un certo punto scopriremo, ne ha anche uno tatuato sulla testa. Si diverte a gettare scorpioni addosso a vittime legate alla sedia, quasi fossimo in una pellicola di Polanski eppure qui la pelle dello spettatore non s'increspa allo stesso modo. 


I noir hanno sempre avuto trame intricate e inafferrabili, intrecci dai giri immensi. Per esempio: "Il grande sonno" (1946) o "La signora di Shangai" (1947). "American Night" si colloca, dunque, lungo la tradizione e cita Quentin Tarantino col quale hanno lavorato alcuni attori del cast: Michael Madsen, scelto molto spesso del cineasta americano, ed Emile Hirsch presente in "C'era una volta...a Hollywood"Tra le scene più riuscite di "American Night": un amplesso che si trasforma in una sessione di body painting e non si può non pensare al romanzo "La vegetariana" di Han Kang dove un artista pittura il suo corpo e quello dell'amante prima dell'amplesso. "American Night" è un esordio ambizioso ma non riesce ad emozionare come dovrebbe perché troppo freddo e razionale. 

©micolgraziano 

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