"I migliori giorni" (2023) di Bruno e Leo - Commedia a episodi che sa troppo di tv

 

Anna Foglietta

I MIGLIORI GIORNI

Ricco cast che comprende alcuni degli attori più noti del cinema italiano: Anna Foglietta, Edoardo Leo, Max Tortora, Valentina Lodovini, Luca Argentero, Stefano Fresi, Claudia Gerini. Le storie hanno un filo rosso: le feste. Ovvero: Natale, Capodanno, San Valentino, 8 Marzo. Dovrebbe essere, nell'intento degli autori, una commedia dolce-amara di "nuovi mostri". Il risultato è altalenante. Il miglior episodio (comico, cattivo, malinconico) è quello del Capodanno con protagonista un imprenditore disonesto che per ripulire l'immagine finanzia una cena di senzatetto. 

Questo film di Edoardo Leo e Massimiliano Bruno ha sicuramente un merito: non è un rifacimento. Di remake, ormai, la produzione italiana, abbonda. L'intento dei due autori/registi/attori è omaggiare le commedie auree del cinema italiano. Pellicole che hanno tracciato un'epoca. Un nome su tutti: "I mostri" (1963) di Dino Risi. Purtroppo "I migliori giorni" non possiede la stessa forza - nella scrittura e nella regia - dei capolavori del passato. La sceneggiatura di Bruno e Leo, malgrado la buona idea iniziale, resta al palo, imbrigliata in un’atmosfera troppo televisiva; tanti i luoghi comuni. E dialoghi poco efficaci che rendono forzata la recitazione. 

Edoardo Leo
L’episodio migliore è senz'altro il secondo, sul Capodanno. Al centro un Max Tortora, perfettamente in parte. Tortora si conferma un ottimo interprete (guardatelo in "Siccità" di Virzì). Quanto al cast della pellicola: menzione speciale merita Stefano Fresi, in un monologo dalla vis teatrale, parte del cortometraggio sull'8 Marzo. Fresi veste i panni di un cinico autore televisivo. Divora lo schermo e dà spessore. 

Max Tortora
L’episodio del Natale è l'incipit del film. Non funziona del tutto questo cortometraggio che vede protagonisti tre fratelli: alla cena della vigilia, si scannano (ma non troppo...) parlando di pandemia, vaccini, terze dosi e covid. Anna Foglietta non convince, specie nella prima parte. Il più solido è Massimiliano Bruno che presta il volto a un discotecaro romano. Infine: il racconto di San Valentino. Anche qui, la resa è così così. Si vorrebbe citare un certo cinema francese borghese e intellettuale (guardate "Gli amori di Anaïs") ma non si trova il coraggio di andare fino in fondo. 

©micolgraziano

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