"La doppia vita di Madeleine Collins" (2021) di Antoine Barraud

Virginie Efira


LA DOPPIA VITA DI MADELEINE COLLINS
una donna che vuole due mariti 

“La doppia vita di Madeleine Collins” (2021), metà dramma familiare, metà giallo, è stato presentato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia 2021. Scritto (con la collaborazione di Héléna Klotz) e diretto dal francese Antoine Barraud (al suo terzo lungometraggio) è interpretato da un’ottima Virginie Efira, nota per “Tutti gli uomini di Victoria" e "Benedetta” di Paul Verhoeven (“Basic Instinct”). 

Mamme ideali e sposine perfette? Non siamo in un film americano degli anni Cinquanta e, quindi: dimenticate i ruoli femminili convenzionali. Ma, occorre dirlo: signore spregiudicate, dalla vita oscura, lady con due mariti, le abbiamo già viste al cinema, persino in una pellicola italiana (tratta da un testo teatrale) diretta da Steno. Il titolo della commedia è "Amori miei" (1978) e racconta di Anna (interpretata da una raggiante Monica Vitti) che, un bel giorno, si sposa con un tizio, pur essendo già moglie di un altro. 

Virginie Efira
Antoine Barraud, ovviamente, non segue toni ugualmente scanzonati, eppure il desiderio della protagonista è il medesimo: Judith (un'ottima Virginie Efira) ama due uomini e tra di loro si divide. La storia è patinata e tenebrosa e pesca dal complesso mondo di Alfred Hitchcock (“Vertigo”) e da un classico del cinema americano: “Kramer contro Kramer”, spaccato perfetto di un'unione che frana e di una madre in crisi d’identità. Barraud tende verso un cinema eclettico e si definisce fan di Barbet Schroeder

Virginie Efira Nadav Lapid
Ma cosa nasconde davvero Judith? Perché mente? E chi si cela dietro il nome Madeleine? Di Madeleine nulla si sa e si mostrerà soltanto alla fine (è un nome perfetto per un romanzo inglese dell'Ottocento, secondo Barraud). Judith è elegante, borghese. Una professionista sempre in viaggio. O almeno: è lei che racconta di viaggiare per lavoro. In realtà Judith non si sposta per ragioni professionali. Il motivo è un altro: scopriamo che Judith si destreggia tra due famiglie, due uomini, e tre figli. Judith imbastisce menzogne e cammina sul filo del rasoio: vive in Francia con un facoltoso direttore d’orchestra e in Svizzera con un uomo più giovane e squattrinato. La bella e bionda Judith cambia spesso identità. Gira con documenti falsi e da un individuo losco, un falsario, è attratta e quasi a lui si concede. Judith è affascinata dal brivido. Temeraria e spericolata. Incosciente e subdola. Niente scrupoli, né senza di colpa. Judith, inaffidabile e ingannatrice. La figlia più piccola (all'oscuro delle trame della madre) soffre delle continue assenze. Judith mente alla piccola con freddezza di ghiaccio, benché consapevole delle conseguenze deleterie. La trama si svela lentamente e il finale ricorda certi thriller statunitensi confezionati per un pubblico vasto: un'auto in corsa, sul sedile posteriore una ragazzina spaesata, un bosco ad attendere le fuggitive. "La doppia vita di Madeleine Collins" è un film elegante e gradevole ma certo non fa saltare dalla poltrona. 

©micolgraziano 

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