"Marcel!" (2022), esordio alla regia di Jasmine Trinca

 

Marcel!

MARCEL! 
esordio con echi di Chaplin, Fellini e Ferreri 
favola ambienta alla Garbatella 

Jasmine Trinca mette insieme un cast con i fiocchi e variegato: Giovanna Ralli, Valeria Golino (in un micro ruolo, ma la scena è brillante), Dario Cantarelli, Paola Cortellesi (irriconoscibile in una parte esilarante), Umberto Orsini. Alba Rohrwacher, nei panni della protagonista insieme alla piccola (molto brava) Maayane Conti. E poi Valentina Cervi e Giuseppe Cederna.

In una Roma immobile, fuori dal tempo, una Roma che ha il volto accogliente e romantico del quartiere Garbatella, Jasmine Trinca (cresciuta a Testaccio come Giovanna Ralli) ambienta il suo primo film da regista e sceneggiatrice (copione scritto con Francesca Manieri). Un’opera personale (nata da ricordi d'infanzia trasfigurati) declinata in fiaba morbida e al contempo spietata. Un cinema che guarda al Charlie Chaplin de "Il Monello" (caro a Jasmine Trinca, innamorata del cinema muto) e nel quale si rintracciano echi del Fellini de “La strada” e de “La donna scimmia” di Marco Ferreri (la bimba di "Marcel!" in una scena è costretta ad abbaiare e a dare spettacolo indossando una pelliccetta). Tuttavia le scene più crudeli di "Marcel!" non hanno la stessa potenza disturbante di quelle di Ferreri. 

Giovanna Ralli
In "Marcel!" troviamo genitrici snaturate e ragazzine perfide (guardate "Il giglio nero"). I personaggi non hanno nome. Solo il cagnetto ce l'ha ed ironia della sorte a lui viene dato un nome proprio di persona: Marcel, appunto. In onore del mimo Marcel Marceau. Marcel nel titolo del film è scritto con un punto esclamativo per evocare un grido di disperazione. Marcel, infatti, muore. La sua scomparsa provoca un dolore inconsolabile alla madre (Alba Rohrwacher) della storia, una donna che ama più il suo amico animale, un cane artista, di sua figlia. Questa donna non ha occhi che per il cane: gli spazzola i denti, lo bacia in bocca, lo fa sedere a tavola, ci dorme insieme. La ragazzina si sente rifiutata. Abita con i nonni (Giovanna Ralli e Umberto Orsini) al palazzo di fronte in una Garbatella, luogo del cuore, in cui tutti si conoscono, i più piccoli saltano alla corda in cortile o si cimentano in altri giochi dal sapore antico: alla guerra con spade di pezzi di legno (pensiamo a "Belfast") e scolapasta in testa o approntando piccole bancarelle improvvisate.  

Marcel di Jasmine Trinca
"Marcel!" è anche il racconto malinconico di una Roma ormai sparita: dei pittoreschi quartieri/borghi, del bucato steso ad asciugare alle finestre, dei solitari di carte nei pomeriggi d'estate, dei pranzi in casa tutti insieme con la tovaglia buona, delle catenine d'oro con ciondoli ad onorare i propri cari. L’Italia delle sagre del cocomero e della canzoni orecchiabili di Al Bano e Romina: il brano degli anni Ottanta "Ci sarà" accompagna una sequenza e fa da colonna sonora mentre scorrono i titoli di coda (il finale lascia un brivido d'emozione e non viene voglia di lasciare subito la sala, si resta seduti a pensare ai possibili destini di queste donne fragili e infelici). 

Marcel! di Jasmine Trinca
La madre di "Marcel!" è un'eccentrica. Una sorta di veggente, appassionata di filosofie orientali. Un'artista di strada tutta presa da se stessa; si crede Pina Bausch, dicono i maligni di lei. Si esibisce col suo adorato cagnolino. Cane odiato profondamente dalla figlia: la bambina si darà da fare per conquistare il cuore della mamma, ad ogni costo e con ogni mezzo. Trinca scrive una sceneggiatura che non segue gli stereotipi della mamma italiana buona e protettiva, scandaglia invece la figura tragica della madre snaturata, figura comunque ampiamente presente sia in letteratura che al cinema. Esempio ne è "La figlia oscura" con una sensazionale Olivia Colman, tratto dal romanzo omonimo di Elena Ferrante .

Alba Rohrwacher
"Marcel!" è un'opera interessante e ispirata. Un racconto onirico e drammatico dal finale aperto. È tangibile la passione di Jasmine Trinca per il cinema d’autore: l'attrice (scoperta da Nanni Moretti ne "La stanza del figlio") realizza un film poetico, carico di silenzi, esteticamente impeccabile e curatissimo. Restano impressi i dialoghi/monologhi della nonna (l'unica figura femminile positiva) che racconta alla nipote le imprese mitiche di un padre (il padre della nipote, appunto) scomparso prematuramente, un uomo bellissimo e carismatico. Ma commuove anche la cura di questi nonni per una ragazzina che va in giro con i sandali rotti e allora, secondo le usanze di un tempo, loro le incollano con pazienza e le mettono ad asciugare. "Marcel!" è un
 esordio gentile e ambizioso che promette bene. 

©micolgraziano 

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